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Storia della Radio






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Incisore di dischi fonografici
Fairchild 523

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    L’incisore modello 523 risale agli anni ’50. Nato per incidere dischi sia a 78 che a 33 giri. Un sistema di avanzamento a planetario permette una infinita variazione del passo dei solchi da 80 a 160 linee per pollice con spirale interna od esterna. Può registrare dischi fino ad un diametro di 18 pollici ( 45 cm). Un motore sincrono permette una costante velocità di 33 1/3 o 78 giri al minuto con un accuratezza dello 0.15%. La risposta in frequenza, secondo il tipo di stilo impiegato si estende da 30 a 10.000 Hz.

    Un microscopio con illuminazione permette la valutazione dell’incisione. Il beccuccio posto dietro all’incisore, collegato ad un aspiratore, serve per la rimozione del trucciolo proveniente dall’incisione.
    L’apparato è corredato da un amplificatore valvolare con una coppia di tubi elettronici tipo 807 pilota la testina di incisione. La testina di incisione è originale Fairchild, ma lo zaffiro incisore con il suo supporto conico è stato adattato per lo stilo Audiopoint. Il controbilanciamento avviene tramite una molla con tensione regolabile ( sostituito nelle versioni successive con un ammortizzatore ad aria od a olio).

    Nota storica: Gli attuali amplificatori per giradischi utilizzano una equalizzazione RIAA Nel disco a 78 giri c’era solo un brano in ogni facciata, sia per il periodo "acustico" (quando il segnale non era amplificato e lo stesso arrivava meccanicamente alla membrana del pick-up e alla tromba), sia per il periodo "elettrico" quando nacquero gli amplificatori e gli altoparlanti.


    Per avere una certa qualità il disco doveva girare a 78 giri al minuto. Questo perché le frequenze basse, ovvero quelle onde più lunghe, che dovevano essere incise nei solchi, avevano bisogno di molto spazio e quindi i solchi erano larghi. In quel periodo il segnale che arrivava al tornio di incisione della lacca non subiva interventi, come non ne subiva lo stesso quando veniva successivamente letto dallo stilo della testina in fase di ascolto. Il rumore di fondo era considerevole.

    Successivamente, verso l'inizio degli anni '50, sia per avere più spazio a disposizione per la musica, sia per rendere i singoli
    dischi più piccoli, fu inventato il microsolco dove, come il nome stesso suggerisce, il solco era molto più piccolo e le spire che si potevano incidere su un disco erano molte di più. Fu anche abbassato il numero dei giri per minuto dei dischi. C'era però un problema. I bassi “non entravano” in un solco così piccolo e c'era il rischio che lo stilo saltasse i solchi. La curva RIAA risolse il problema.

    La curva RIAA concordata proprio dalla Recording Industry Association of America con tutte le case discografiche dell'epoca, era sostanzialmente una semplice curva di equalizzazione fissa che riduceva drasticamente i bassi e enfatizzava gli acuti. Questa curva veniva applicata al tornio di incisione della lacca il cui segnale, con i bassi fortemente ridotti, non aveva bisogno più di tutto quello spazio che aveva nel 78 giri.

    Nel disco in vinile in pratica ci sono quindi incisi pochissimi bassi e moltissimi acuti. Nel momento in cui il solco viene letto dallo stilo della testina del giradischi, il segnale viene fatto passare nuovamente dalla curva RIAA, questa volta però invertita, ovvero una curva che rende esattamente i bassi che erano stati tolti in fase di incisione e attenua gli acuti che erano stati enfatizzati, ripristinando in sostanza il segnale lineare e togliendo buona parte del rumore di fondo in banda alta prodotto dal fruscio che lo stilo produce leggendo il solco.

    Per effettuare le prove di incisione con curva RIAA inversa abbiamo inserito un equalizzatore (enfasi RIAA inversa) prima di inviare il segnale all’amplificatore dell’incisore.

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