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Il microfono Marconi-Reisz

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Il microfono è stato utilizzato dal 1924 al 1940 circa, negli studi radiofonici della URI (Unione Radiofonica Italiana) e poi dalla EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche)

Eugen Reisz, nei primi anni 20 stava cercando con George Neumann*, suo collaboratore, un nuovo sensore per avere un suono migliore rispetto al microfono a carbone utilizzato nella telefonia.

Le ricerche portarono alla costruzione di un contenitore rettangolare fresato in un blocco di marmo o in bachelite riempito di uno strato di finissimi granuli di carbone chiusi da un diaframma non conduttore.

L’involucro in marmo risulta privo di risonanze e la cavità con i granuli di carbone è sigillata costituendo un microfono a pressione.

Il microfono aveva una risposta da 50 Hz a 1000 Hz in modo lineare, con un guadagno sui 4KHz e una discesa di 10dB a 10KHz. Un microfono di notevole qualità per quell’epoca. Veniva montato su un supporto o, più generalmente, sospeso con ganci a molla sui quattro lati della capsula.

Foto: a lato microfono senza le protezioni frontali, sotto base in marmo, ai lati gli alloggiamenti per i due reofori in grafite

Il marmo era bianco, la cavità che conteneva i granuli era lunga circa 42mm per 45mm e 1.2 mm circa di profondità. Due vani laterali contenevano gli elettrodi in carbone.

La caratteristica di frequenza è determinata in una certa misura dalla dimensione dei granuli di carbone. Una fascia nera in bachelite con un’asola teneva il diaframma al suo posto e una fascia in ottone con griglia di protezione era fissata al blocco di marmo con alcune viti. Gli elettrodi formati da bacchette di carbone del diametro di 6 mm, lunghi 2,5 - 3,5 cm erano connessi con terminali in ottone, attraverso 2 fori nel marmo, ai connettori esterni posteriori.

Foto dall’alto: parti componenti il microfono, uno dei reofori in grafite e’ spezzato e verra’ ricostruito, granuli di carbone, fogli di mica da cui e’ stato ricavato il nuovo diaframma

Le membrane erano costruite originariamente in gomma sottile, diventate poi di mica. Questo portò ad un aumento della risposta sui 4,5 kHz, ma avrebbe potuto creare un suono piuttosto sgradevole.

 

C’era quindi un circuito di correzione attivabile per correggere questo difetto. Una informativa interna della BBC del 1935 comunicava che: "lo speaker deve parlare attraverso il microfono ad un angolo di 45 gradi”. Il diaframma è stato poi in seguito costruito in carta di riso impregnato di olio, questo evitava le risonanze a 4,5 KHz

C'era un foro di riempimento nella parte superiore del blocco e su alcuni modelli due fori sui lati superiori per aggiungere (o rimuovere) i granuli e sigillati con tappi a vite. Un piccolo foro "di respiro" manteneva la cavità interna a pressione atmosferica. Mentre con diaframmi mica, si poteva osservare la quantità di granuli all'interno della cavità, con i diaframmi in carta di riso oleata non era possibile.

Aveva alcune limitazioni tra cui il livello di rumore è abbastanza alto, causato dalle minuscole scintille di scarica tra i granuli che potevano produrre distorsioni udibili (la tensione di lavoro è stata originariamente 12 V cc, a volte 24 V, ma poi ridotti a 6 volt per ridurre l'effetto delle scariche ).

Un altro problema era che i granuli gravitavano verso il basso e si compattavano. Questo produceva un livello di fruscio maggiore e una minore sensibilità.
 

Il compito di alcuni tecnici audio dell’epoca era quello di passare quotidianamente negli studi e rigirare i microfoni Reisz a testa in giù e scuotendoli in modo da ridistribuire i granuli compattati. Questo si faceva spesso prima di ogni programma. Il manuale di Istruzioni del 1935 (da questo momento era in uso una tensione di 6 volt di polarizzazione) indica che il microfono deve essere scollegato "e, posto con il diaframma orizzontale e rivolto verso l'alto”, il microfono “deve essere ben agitato da un lato all'altro in modo da allentare il compattamento dei granuli”. Doveva quindi essere appeso e con un Avometer (Tester), impostato per la misurazione della resistenza, collegato ai terminali.
Foto: microfono montato prove di collaudo

 

 

La resistenza deve, ovviamente, essere elevata. Poi “la parte del microfono deve essere delicatamente colpita con il dito fino a quando non rientra nei limiti specificati e raggiunge un valore stabile. Quando questo accade la resistenza non dovrebbe variare sensibilmente se il microfono viene spostato o inclinato nella sua sospensione". Il limiti della resistenza in continua erano 115-250 ohm. Un Avo (tester) impostato per la misura in corrente potrebbe anche essere usato per mostrare la corrente (22-28 mA) di polarizzazione per cui è stato come progettato.

L'impedenza nominale è di 300 ohm. La sua uscita era comunque "asimmetrica", in quanto che le semionde di pressione sonora in positivo comprimevano i granuli, ma quelle in negativo non altrettanto li decomprimeva. Sono stati fatti tentativi per evitare questo con due cavità di carbone disposte simmetricamente, ma da questo momento sono stati sviluppati altri mezzi di trasduzione del suono - in particolare, il microfono a condensatore, i tipi a bobina mobile ed il microfono a nastro.

Il microfono fu venduto sia dalla Marconi che dalla AEG (Allgemeine Gesellschaft Elektrik) con piccole differenze costruttive.

Foto: microfono completo di  supporto originale e scritta “eiar” ricostruita in base a fotografie originali

Ringraziamenti:

- IBS The Organization for Sound Professionals da cui abbiamo tratto con il loro permesso notizie su questo microfono

- L’ AIRE ( Associazione Italiana Radio d’Epoca di Torino) che ci ha fornito alcuni materiali e riprodotto la scritta EIAR.

- I colleghi RAI di Torino per la riprese audio e video e la “voce” del filmato: Angela Brusa

 


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