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Storia della Radio






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Da Marconi agli albori della radiofonia italiana

Nel museo è possibile vedere la ricostruzione del trasmettitore usato da Marconi per il primo esperimento di Pontecchio (1895), inoltre, vi sono vari tipi di ricevitori radiotelegrafici d’epoca, tra i quali un detector magnetico“Marconi Wireless” del 1902 (ricevitore standard sulle navi negli anni 1902-1914, detto “Maggie”), un radiotelefono “Round Marconi” del 1911 (il primo radiotelefono industriale della storia), un complesso radiotelefonico ad arco “Poulsen” che per la modulazione utilizzava un microfono ad acqua (1910).
Nel primo ventennio del Novecento molte furono le innovazioni tecnologiche nel campo delle trasmissioni radio: la collezione museale ci permette di osservare le più importanti: dalle valvole che testimoniano l’invenzione del diodo (1904) e del triodo (1906), alle radio a cristallo di galena (si tratta di un minerale, usato per captare il segnale in ricezione), oltre a trasmettitori per aerei o dirigibili e telefoni da campo, usati durante la prima guerra mondiale.

 

Gli anni tra le due guerre videro il progressivo affermarsi della

radiofonia italiana: il 27 agosto 1924 viene costituita la U.R.I. (Unione

Radiofonica Italiana), nata dalla fusione della torinese SIRAC e della romana RADIOFONO, che ottenne la prima licenza di radiotrasmissione circolare in esclusiva, con una concessione di Stato di quattro anni.  Installato il primo trasmettitore a Roma, il 6 ottobre 1924 si ebbe la prima trasmissione ufficiale.
Il museo Rai conserva il microfono “Round-Marconi”, il primo microfono elettromagnetico della radiofonia italiana, risalente proprio al 1924. Numerosi sono gli esempi di radio d’epoca, come il radioricevitore “Allocchio Bacchini” modello “Radioalba”, uno dei primi di costruzione italiana, o il radioricevitore “Arturo Perego” modello “Radioarpa” (entrambi del 1924), la prestigiosa radio “Ramazzotti RD-8” del 1927 o ancora il curioso radioricevitore a valigia “Ducretet BR-6”; vi sono anche vari tipi di altoparlanti che ci stupiscono ancora oggi per il loro design raffinato, come i “Celestion” inseriti in mobili acustici, o il grandioso “Philips” modello “Trovatore” degli anni Venti.

Nel museo della Radio e Televisione Rai si possono anche fare incontri inaspettati, ad esempio quello con il famoso “uccellino della radio”, il cui trillo viene usato fin dagli anni Trenta come intervallo delle trasmissioni radiofoniche: solo che invece di osservare l’usignolo che tutti abbiamo immaginato da bambini, ci si trova di fronte a uno strano meccanismo sonoro di legno e metallo. Un breve filmato ne illustra il funzionamento

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